Provincia, 19-05-2008

La qualità dei ministri di Alessandra Servidori
Giovanni Sartori non perde mai l’occasione per tenere la bocca chiusa. E sarebbe invece auspicabile che data la veneranda età cominciasse a capire che non si è per tutta la vita autorevoli commentatori ed editorialisti. A volte succede che la presunzione e la baldanza diventano patetiche. Cos’ì Sartori (e anche in non assoluta solitudine!) pontificando della non qualità dei ministri del Governo Berlusconi, dei loro “scarsi” personali meriti, dimostra di aver capito poco di quel che succede. Sartori, che li ha definiti tutti incompetenti, salvo tre, sbaglia. Molti dei nuovi ministri, in effetti, sono sconosciuti ai più ed il loro nome non si lega a memorabili battaglie nel settore che ora governano. Ma questo significa poco, perché è il presidente del Consiglio che se li è scelti, è su di lui che ricade la responsabilità politica e questo prevede la Costituzione (e Sartori da costituzionalista dovrebbe saperlo!).Diventare ministri non è un concorso a titoli, ragion per cui la maggioranza non è tenuta a far sapere il loro titolo di studio. Il fatto che qualche ministro abbia alle spalle esperienze nel mondo dello spettacolo dovrebbe scoraggiare i saggi dal farne motivo di dileggio, giacché un tale che faceva l’attore (mediocre) fu un buon governatore della California ed un grande presidente Usa; ed un altro commerciante/imprenditore di noccioline sempre nella “magica America” non fu sicuramente un Presidente di serie B. Anzi il pregio di questa squadra berlusconiana è che non è composta, mediamente, da personale con forza politica propria. I Ministri di “Prima fascia “ e con deleghe pesanti (Tremonti, Maroni, Sacconi, Brunetta, Gelmini) sono indubbiamenti persone che hanno una chiara storia politica e buone competenze, altri “di Seconda fascia” sono sì stati designati da logiche di appartenenza (vorrei poi vedere diversamente!) ma sono per lo più persone normali che occupano un dicastero, e che risponderanno del lavoro che faranno. Ieri chiedere il “governo dei tecnici” era un modo, illogico, per reclamarne l’indipendenza dai ras di partito. Oggi si vorrebbero ministri “pesanti” per arginare il potere di Berlusconi. Intanto lasciamoli lavorare. E i grilli parlanti non dismettendo i riflessi condizionati dell’antiberlusconismo non comprendono che si è realizzata una riforma costituzionale di fatto, consegnando maggiori poteri al presidente mediante un minor peso politico dei ministri. La forza politica, così, sopperisce alla debolezza istituzionale. Occorre, allora, che si dia forma costituzionale al maggior potere del capo del governo, senza danneggiare lo stato di diritto. Questo sarebbe un lavoro utile, non lo sdottoreggiare sulle presunte (in)capacità altrui, cercando di rimpiattare la propria tenace inattitudine a capire.